Intervista a Enzo Patti
by Francesco Aprile

 

1) Paesaggi asemici, libri d’artista asemantici, calligrammi: quando hai intrapreso questi percorsi?

 

Avvenne lo scorso anno, esattamente a novembre del ‘17, che scrivendo come chi guarda il foglio dall’alto, sulla stesura prospettica della mia solita calligrafia apparvero quattro minuscole e misteriose “figure nere”: viandanti in controluce, ombre di antenati o neo geroglifici? A un angolo in alto del foglio disegnai una sfera dalla superficie interamente ricoperta della mia scrittura “indecifrabile”. Lì per lì pensai che ne era venuto fuori un disegno dal sapore a metà strada tra surrealismo e metafisica … e lo chiamai “paesaggio asemico” perché mi sembrò di capire che (involontariamente) ero uscito dalla pagina del foglio o dalla doppia pagina del libro. Non immaginai neanche lontanamente però che quello sarebbe stato il primo di una serie di paesaggi asemici! E ancora non so quanto sarà quanto lunga!

I primi embrioni della mia scrittura asemica risalgono invece a circa quarant’anni fa: in un mio libro sfogliabile “Di Capperi” (77 pagine tratteggiate a pennino e inchiostro di china su grandi fogli di carta telata) le prime pagine, datate aprile 1980, riguardano le lettere di un alfabeto “inventato” che ritorna in forma di scrittura nelle pagine successive, in brevi testi incisi o a rilievo sui reperti archeologici e sulle rovine della labirintica e avolumetrica “città fantastica”.
Il “capperese” maturò semplificandosi e divenendo presto mera grafia nei libri aperti in doppia pagina che dipingevo a trompe l’oeil su leggii in legno, o su piccole architetture ricavate da “forme” in legno che avevano perso la funzione originaria: mobili, infissi, utensili o parti di mobili, infissi, utensili, ecc.
Oggi, come nei primi anni ’80, la mia scrittura “dipinta” o “indecifrabile” o “asemantica” o “asemica” nasce da quattro segni elementari che poi si compongono variamente tra loro: l’asticella verticale, il trattino orizzontale, la barra inclinata e l’arco di cerchio sempre accompagnato dal probabile centro che l’ha generato.
Nella stesura a colonne della scrittura trovano spesso luogo pseudo illustrazioni: calligrammi, labirinti, paesaggi, oppure porte, finestre e parti di architetture…
L’origine della mia scrittura senza parole io credo che sia nel ricordo dei miei primi libri di scuola elementare, o quelli della mia sorella maggiore, quando ancora non avevo imparato a leggere e perciò lo scritto misto alle poche illustrazioni mi suggerivano un’infinità di possibili interpretazioni.

I calligrammi, infine, li devo all’incontro felice con Mirella Bentivoglio e con la sua arte. Ci siamo conosciuti a Palermo, nel gennaio del 1985, in occasione della mostra da lei curata “Il non libro”. Dipingevo già libri aperti su leggii, trasformavo uova di gesso in mappamondi, praticavo la scrittura asemantica su cartigli dipinti e libri sfogliabili ma da quell’incontro in poi si fece indubbiamente sempre più forte il mio interesse per le pratiche verbo-visuali e per il libro d’artista.

 

2) Come si sviluppano nella tua pratica le diverse forme dello scrivere?

Si sviluppano su superfici immaginarie, piane o curve, o ondulate, o accidentate, insieme all’immagine che si va componendo, assumendo a volte il ruolo di stesure manoscritte su pagine di libro aperto che lasciano spazio a pseudo illustrazioni, a capoversi, a geometrie, rarissimamente a decorazioni, o che accolgono oggetti presi a prestito dal mio tavolo di disegno: forbici, asticciola, pennello ecc. o di pareti in cui si aprono porte e finestre, o di cielo, o di mare, o di pioggia, o di vento, oppure di ombre, proprie o portate, nei disegni in cui sento la necessità del chiaroscuro, o di paesaggi visti dall’alto in cui camminano piccole figure di “persone comuni”.

Al momento distinguo tre tipi di scrittura, che si incastrano, si sovrappongono, si mescolano, nella mia scrittura sinsemica o pittura:

  • La “corsiva” lineare, in bianco e nero, basata sul principio dei quattro segni elementari I_/(.
  • La pittografica, fatta da minuscole “siluette di persone comuni” che di solito si dispongono sulla scrittura corsiva a piccoli gruppi, come “costellazioni”.
  • La simbolica, tridimensionale, possibilmente a colori, che propone ideogrammi asemici, immagini riconducibili a più significati.

Tutte e tre si sviluppano con la pratica appunto, esercitandole, provando e riprovando forma, supporti, materiali, strumenti e tecnica, senza stanchezza, e senza scartare le eventuali possibili variazioni (spesso indesiderate) ma accogliendole anzi come segno di creatività, momento di crescita. Non deve stupire perciò se ripeto fino alla noia il tema del paesaggio da qualche mese. Io “credo” (non avendo l’ombra di una prova) che il tema delle “figure nere” possa sfociare prima o poi in una vera e propria scrittura asemica autonoma. Del resto un parte importante della scrittura dell’Antico Egitto era costituita da siluette di figure umane.

 

 

3) Il paesaggio come motivo d’indagine all’interno dell’asemic writing proietta nel mondo la pratica di astrazione della scrittura. In questo caso le trame di intervento hanno a che fare direttamente col mondo, con le cose e gli esseri umani mutando l’asemic nel desiderio di antropizzare il reale. Il segno apre all’utopia creatrice che ci proietta nella volontà di voler ridefinire questo mondo. In che modo si relazionano o possono relazionarsi il lavoro sul segno e l’impegno attivo a Palermo, ad esempio con l’esperienza a Danisinni?

 

I miei “paesaggi asemici” non desiderano affermare “contenuti semantici specifici” anzi ricercano il vuoto assoluto di significato avvalendosi anche, oltre che della scrittura “indecifrabile”, di simboli dai significati multipli: le siluette di umani e di animali, la sfera, la piramide, l’uovo, la porta, la finestra, ecc , che fanno parte di un immaginario antichissimo, complesso, mondialmente radicato, si prestano a infiniti significati volontariamente (da parte mia) lasciati alla libertà d’interpretazione dello sconosciuto destinatario che si troverà a guardarli/leggerli.
La ricerca nel campo della “figurazione asemica”, iniziata ben prima che incontrassi le parole “asemantico” e “asemico”, non poteva portarmi prima o poi che a Danisinni! Danisinni (o Danisini, o Denisinni, ecc. al singolare o al plurale!) è un “vuoto cittadino” che si è formato, dal dopoguerra in poi, all’interno della città di Palermo, in una piccola conca scavata in parte dalla sorgente principale (oggi sotterranea) che alimenta il fiume Papireto e in parte dall’attività estrattiva della calcarenite che si è protratta per molto tempo: dalla edificazione delle mura fenicie a quella del Teatro Massimo. In questa conca-depressione-isola urbana, intorno a un piccolo nucleo costituito da una chiesetta e poche case sorto a metà Settecento, si è sviluppata una “scenografia” di piccole e povere abitazioni con una piazza occupata al centro da un ex giardino e da un ex asilo nido dei primissimi anni ‘60, oggi abbandonato, vandalizzato e fatiscente. E’ in atto un’azione congiunta da parte del Comune di Palermo e dell’Accademia di Belle Arti, della Parrocchia Sant’Agnese e di varie Associazioni culturali locali per la riqualificazione del rione: tra le “Soluzioni immaginate” c’e’ il Museo Sociale, di recentissima creazione, oggi ospitato nella piccola biblioteca della Parrocchia di sant’Agnese, che si propone in primo luogo di promuovere mostre, pubblicazioni e laboratori di libro d’artista, di figurazione e di scrittura asemica rivolti soprattutto a studenti di scuole elementari e medie.

 

4) Reperti archeologici, rovine labirintiche, città fantastiche, ma anche scritture fantastiche che sembrano intrattenere rapporti con lingue antiche, disperse. Quali legami le tue scritture asemantiche coltivano con la storia?

Sono “cose” che provengono da vari mondi e che hanno perso la loro funzione originaria: le trovi rappresentate a volte come illustrazione all’interno di un testo asemico o presentate in terza dimensione in accostamento a un testo indecifrabile (come nei “Paesaggi asemici”; sono immagini che a poco a poco hanno finito per costituire una specie di alfabeto pittografico e in quanto scrittura hanno decisamente un rapporto con la storia…ma quali legami in particolare io proprio non ti so dire.

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