Jannàra. Scritture provvisorie (IV, VI)
by Francesco Aprile

 

Tutti i fenomeni medianici hanno come
punto di partenza questo stesso abbandono,
ma, essendo più perfetti, vanno più lontano.
Henri Michaux, Passaggi

 

IV

 

C’è questo mutare del tempo, non vedi? Ma cosa, come,
il tempo, capito, capisci? Tutto questo dramma che non ci
sono più le stagioni, prima mancavano, non c’erano, solo le
mezze, oggi, ma niente, capisci? Che poi qui come cade, cosa,
come, come cade cosa?  Come cade la buca, l’asfalto si fa di
pioggia, tutto si pioggia, come cade, tutto si nuota.
Che poi se diamo retta al tempo, alle previsioni dico, dico
alle previsioni, insomma, se diamo retta dovrebbe
smettere presto, ricominciare il cielo limpido, la strada
pulita, come? Non dipende dal tempo. C’è questo taglio
di fresatura, forse brossura, ma c’è questo, proprio,
e non quello o quell’altro, alla televisione hanno
parlato dei nostri posti e hai visto finalmente parlano,
ma ecco, forse meglio il silenzio, vedi, oggi è bello,
oggi si nuota, tutto si nuota.
Il vicino di casa – ma poi chi e dove, esiste ancora una
casa? – ha chiuso la buca, quella dell’asfalto, dentro,
con una frantumazione di cassette per la frutta.
Sarà questo quell’ingegno italiano di cui si sente
parlare dai politici? Ecco, allora c’è questa stirpe
capace di grandi slanci di iniziative di invenzioni
vulcaniche e, ma niente, ecco, c’è questa stirpe, dicono
sia necessario preservarla. Ho pregato la pioggia
che si portasse via tutto, anche i preservati.
Adesso riprende spazio una quota di biodiversità,
il terzo paesaggio, lo spazio ammutolito dall’uomo,
(era ora), adesso lo sciamano con forma d’albero malato
viene amputato, è arrivata di corsa l’Unione europea,
e l’esercito italiano, tutti in piazza, bisogna eradicare,
grandi corse di politici, dicono, il progetto è strategico,
basta antagonismo adolescenziale, ma che importa
il deserto nei luoghi altrui se adesso l’importante
è la strategia per? C’è questa traiettoria di rondine
sul volo, ho pregato ancora il tempo che si portasse
via tutto, anche i preservati, i politici e i politicamente
corretti, tutti quelli che e no così non puoi dire, e no
ma non vedi ma che fai, libertà di opinione, ma non
di messa in discussione. L’opinione è Santa se allineata?
C’è questa traiettoria di rondine sul volo, questo taglio
di fresatura, forse brossura, e vedi tutto riparte, e il
prodotto interno-lordo e il lavoro ecco nuovi concorsi,
quanti assunti nella scuola, quella buona, il bestiame
fa più paesaggio politico dell’umano. C’è questo
taglio di fresatura, forse brossura, ma c’è questo, proprio,
e non quello o quell’altro, alla televisione hanno
parlato dei nostri posti e hai visto finalmente parlano,
ma ecco, forse meglio il silenzio, vedi, oggi è bello,
oggi si nuota, tutto si nuota.

 

VI

 

Tutto s’avvince in esondazione, esorta
            ora l’azione la rotta il gesto umano il segno animale
il volume della politica questa rotta di geranio di fiore
soffione di voce di manto che tutto esonda, esorta
questo tempo nei dirupi dell’avvenire
Ora vedi l’interstizio, l’oggetto nuovo già con la croce
forse agevola le cellule tumorali, ora agevola l’avviamento
connettivo dell’increspatura di nervi sottopelle. Inqualificabile
per statuto, ancora l’oggetto nuovo non viene bene rintracciato,
esteso, connettivo, declassato, interstizio di parole tracce
travalicamenti, intanto aspettano un passo falso, ora c’è questo
lungo andare dei respiri, l’oggetto inqualificabile, nuovo, nervoso,
scintillante senza spessore, si muove, fa una così grande attività
sottopelle, un cresparsi di nervi di dati di cose. Ci sono diversi
personaggi che dicono l’oggetto, ogni personaggio una
interpretazione diversa, c’è questo darsi del reale se non per
deformazione, c’è questo accumulare di nervi sottopelle,
di cose nelle case, di passaggi da stato a stato, transizioni
nervose delle informazioni, c’è questo darsi dell’oggetto se non
per deformazione, questo accumulare di cose sottopelle nelle
case che ci restituisce ogni volta al mondo. Di contro, qui nei
dirupi si attende l’avvenire,
tutto s’avvince in esondazione, esorta
                                                           ora l’azione la rotta
il gesto umano animale, il segno in fiore soffione di
canto intanto nelle case oggetti e parchi di nuvole, respiri
variabili di vento, modificazioni dello stato in luogo ad
ogni nuovo oggetto raggrumato, intanto nei dirupi
si attende l’avvenire, sconcetti orientabili di aggeggi
ora mulinelli in petto dell’inverno, ora accenni di
primavera lavica, tutto un accorgersi senza giunture nei
pensieri, mentre dai dirupi si affaccia a piombo
l’angoscia, l’avvenire? Tutto in esondazione, esonda,
e mentre esonda fonda nel corpo il canto, epifania
metrica come di nascita, stupore.
Io, dice, avviene a volte il canto
                               e mentre avviene, io, dice, non sento
più che il corpo. 
Io, dice, ha segnato a volte la burrasca, a penna sulla
cima di alberi già sberciati dalla furia, già incauti
caduti, come pioggia battente, battuti, ora rinvenuti
nella calca dei campi incolti, cimiteri all’avvenire.
Io, dice, e vuole mettersi in mostra, non lo capisco cosa
dice, ma allora bisogna distruggere
                                                           io, dice, e vuole un’altra
coperta per l’inverno, una porta girevole per giocare i suoi figli,
una palestra per i pensieri dove i pensieri non siano decisi
prima, in base all’ordine del denaro.
Io, dice, il parcheggio è freddo in inverno,
il monopattino la scusa, una palestra per i pensieri, una porta girevole,
una coperta per non avere il freddo nei denti, nelle
ossa la spinta economica, grandi manovre sorrisi mani
                                                         dice, io, e poi rivendicano
ancora le grandi cose fatte: i concorsi per i figli,
                 le assoluzioni per i padri (freud?), per non ucciderne ancora.
Una porta girevole per giocare i figli, un’altra coperta per l’inverno,
io, dice, ma allora bisogna distruggere,
                                            bestemmiare ancora il cielo ai vivi.

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