Testimonianza su Adriano Spatola
by Vittorino Curci

 

Conobbi Adriano Spatola nell’ottobre del 1978 a Piacenza dove si tenne un convegno della Cooperativa Scrittori. Seguivo già da alcuni anni Spatola, avevo letto diversi suoi libri (tra cui anche “L’oblò”, il suo unico romanzo pubblicato da Feltrinelli nel ’64, quando l’autore aveva poco più di vent’anni). Conoscevo le edizioni Geiger – grazie a cui avevo scoperto la poesia di Giulia Niccolai, Franco Beltrametti, Corrado Costa, Gerald Bisinger ecc. – e avevo quasi tutti i numeri della rivista Tam Tam compreso il primo, del marzo ’72, nel quale Spatola aveva scritto un editoriale che rappresentava pienamente il mio pensiero in quegli anni (provenivo anch’io, come tanti, dalla militanza attiva e da grandi abbuffate di letture politiche). Spatola scriveva : “In questa situazione la poesia ha il diritto di rimandare l’intervento immediato sulla realtà a tempi più propizi, e di progettarsi intanto come ricerca autonoma sulle proprie ragioni”. Parole coraggiose e chiare che avevano suscitato polemiche in alcuni ambienti letterari ma che furono per me importantissime perché mi fecero sentire meno solo (per chi voleva occuparsi di arte seriamente, furono anche anni di grande solitudine, quelli) e allo stesso tempo mi indicavano una strada che oggi, a conti fatti, posso dire che è stata ed è ancora la “mia” strada.
In merito a quel mio primo incontro a Piacenza con Spatola ricordo che fu Peter Carravetta a presentarmi a lui e a Giulia Niccolai. Ricordo anche che avevo con me una cartella per disegni da cui tirai fuori alcuni lavori visivi, molto vicini all’arte concettuale, che furono molto apprezzati. Da quel giorno il poeta di Mulino di Bazzano mi coinvolse in diverse iniziative e questo durò fino alla sua morte – e anche dopo, come dirò più avanti. Mi invitò a partecipare alle antologie ipersperimentali Geiger, ad alcune mostre di poesia visiva in Italia e all’estero, a collaborare a riviste come Tam Tam, Baobab, Doc(k)s. Nell”83 mi incluse nell’antologia “Poeti nati dopo il 1950” da lui curata per la rivista Cervo Volante diretta, per la sezione poesia, da Edoardo Sanguineti e, per la sezione arte, da Achille Bonito Oliva. L’anno seguente pubblicò nelle edizioni Tam Tam, con sua prefazione e un bellissimo disegno in copertina di Giuliano Della Casa, il mio primo libro di poesia, “Inside”, che raccoglieva testi del periodo 1976-’81.
Spatola morì nel novembre dell”88. Alcuni mesi dopo la sua scomparsa, Ivano Burani – che con lui aveva fondato e diretto Baobab (Informazioni fonetiche di poesia)  – mi scrisse una lettera nella quale mi informava che tra le carte del poeta era stato trovato un appunto relativo a un futuro festival di poesia sonora. Tra i nomi dei poeti da invitare c’era anche il mio. Burani, altra persona indimenticabile, realizzò quel festival che fu ovviamente dedicato alla memoria di Spatola. Si svolse nel luglio dell”89 a Reggio Emilia, nel cortile dei Musei Civici, e fu per me un’esperienza straordinaria perché mi ritrovai nella stessa serata accanto a poeti sonori del calibro di Bernard Heidsieck, Julien Blaine, Arrigo Lora Totino, Patrizia Vicinelli, Eugenio Miccini, Corrado Costa, Giovanni Fontana, Enzo Minarelli, Gianpaolo Roffi.
L’errore più grande che si può fare nei confronti di Spatola è considerarlo un fratello minore dei novissimi (lo dico perché mi è capitato di leggere anche questo). Le sole ragioni anagrafiche non sono affatto sufficienti a inquadrare l’opera poetica e una bfigura così nuova e complessa nella nostra storia letteraria. Spatola, per chi non lo sapesse, era sempre proiettato in avanti, verso nuovi orizzonti, verso quell’idea di “poesia totale” che era già ben chiara nella sua mente alla fine degli anni ’60. La sua sagacia intellettuale, la sua grande generosità (soprattutto nei confronti dei giovani poeti), la sua scattante intelligenza fanno di lui un precursore, un pioniere di tutto quello che di nuovo si vede, si legge, si ascolta nella poesia di questi anni.
Sono grato alla vita di avermi concesso la fortuna di incontrarlo e poterlo oggi annoverare tra i miei maestri.

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