Lamberto Pignotti, Diario corale 1962-2015, Galatina (Le), Edizioni Milella, febbraio 2016
by Francesco Aprile
2016-03-15

Lamberto Pignotti, Diario corale 1962-2015, Galatina (Le), Edizioni Milella, febbraio 2016

Diario corale 1962-2015 di Lamberto Pignotti, che inaugura la collana Asserzioni diretta da Salvatore Luperto per le Edizioni Milella di Lecce, dato alle stampe nel mese di febbraio 2016, ha in sé i prodromi dell’opera verbo-visiva che l’autore ha prodotto dal ’63 ad oggi, ma allo stesso tempo se ne allontana, tracciando una linearità differente, una condizione che permette allo sradicamento delle immagini di incasellarsi in un divenire che le storicizza, temporalizzandole. Pignotti raccoglie materiale fotografico estrapolandolo dai giornali, quotidiani, i Journal delle notizie “collettive”, dove «la foto di giornale ritagliata dalla sua pagina, talora allontanata dagli avvenimenti cui era connessa, magari ingiallita dal tempo, induce lo spettatore a una messa a fuoco della memoria. La storia “al plurale” narrata da una tale foto è in vario senso anche una storia “al singolare”. Infatti il “Journal”, quotidiano nazionale o locale è anche il “journal”, diario intimo» (Pignotti L., 2016, pp. 22-23). Questa polarità dell’elemento giornalistico consente un lavoro improntato su di una doppia traccia: collettivo/individuale, pubblico/privato. La pluralità delle tracce è in sé origine e mappatura di una storia che nel radicamento individuale trova un punto d’ancoraggio, il quale è già proiettato nella differenzialità che gli stimoli della lettura dell’elemento fotografico comportano nel fruitore, agendo come sintomi di uno sradicamento che incastona nell’alterità il divenire storico. Dal ’62 al 2015 Pignotti ritaglia e firma foto provenienti da giornali destinando la costruzione di una memoria collettiva, di un biografismo corale, ad un elemento le cui caratteristiche esulano dalla foto e dai dettagli ad alta risoluzione, dalla qualità estetica dello scatto dell’artista-fotografo, ancorando una tale ricostruzione, meticolosa, alla deperibilità insita nella carta del giornale, da leggere e poi gettare. La labilità dello strumento prescelto è connotativa della labilità della memoria “sociale”, oltre a rientrare nel modus operandi del poeta visivo che ha fatto dell’esemplare capovolgimento dei sistemi della comunicazione uno strumento di denuncia. La grana della carta, l’incedere del tempo che si produce in ingiallimento della fotografia, la fragilità stessa della carta di giornale, agiscono come elementi partecipanti allo scatto, contribuendo al dialogo col lettore. La bassa definizione dei dettagli concorre, con gli elementi sopracitati, a dilatare i confini degli scatti, sfumandoli e producendosi in evocazione. Sono foto, quelle raccolte da Pignotti, che si muovono fra gli avvenimenti più disparati: manifestazioni, proteste, lotte, foto di guerra, scene di vita quotidiana, fenomeni naturali ecc. Tutte risultano ritagliate ed estrapolate dai giornali d’origine senza alcun riferimento alle testate, senza neppure la presenza delle didascalie, dei commenti tipici che fanno da corredo al materiale fotografico sulle pagine dei quotidiani. Il dato cronologico è riportato a penna da Pignotti, su ogni foto, e accompagnato dalla firma dell’autore (nome, quando presente, spesso in corsivo, cognome quasi sempre in stampatello, come gran parte della produzione di Pignotti insegna). Il radicamento individuale, storico, produce l’elemento primevo dal quale procede il successivo percorso di sradicamento delle immagini. Queste, ricollocate in sequenza, firmate e datate, raccontano di una intenzionalità che in un contesto di egemonia del capitale e di una crisi identitaria (personale e/o collettiva) in virtù del suo superamento in un globale, ancora in processo di formazione, ricolloca lo sradicamento delle immagini producendo un nuovo tentativo di radicamento ad una storia comune, la quale sembra chiudersi simbolicamente con l’ultima foto, uno scatto del 27 febbraio 2015 in cui militanti dell’Isis distruggono la memoria storico-monumentale, inabissando il personale in un vuoto collettivizzato. Quest’ultima foto sembra testimoniare di uno sradicamento totale, paradigma di un salto cruciale che distrugge la storicizzazione dell’esserci nel tempo. Lo sradicamento che Pignotti ha ricucito, ricollocato, nuovamente radicato, chiama ad una messa a fuoco degli avvenimenti e chiede responsabilità e scambio in una alterità in dialogo, come in dialogo sono le immagini corali che compongono il libro. Le pagine di questo “Diario corale” portano idealmente anche la vostra firma, scrive Pignotti a pagina 25 del suo testo. Idealmente la coralità è nell’apertura e chiusura di un ciclo che Pignotti apre nel 1962 con lo sradicamento che la società dei consumi e dei media di massa inaugura con la supremazia del capitale (guerre come circolazione del capitale, controllo dell’informazione, oggettivazione del desiderio ecc) per poi chiuderlo nel 2015 con la definitiva degradazione storica dell’esserci nel capitale stesso giunto ad un nuovo stadio di violenza.

copertina Diario Corale

pignotti

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