Michele Perfetti: la poesia visiva come missione
by Francesco Aprile

A Michele Perfetti (Bitonto 1931-Ferrara 2013), ricorrendo ad una formula utilizzata dal poeta, critico e operatore Maurizio Spatola, si potrebbe accostare l’idea di “poesia visiva come missione”. L’autore pugliese, infatti, poeta, poeta visivo, arguto sperimentatore, ha saputo giocare con i codici, impastando “sonore” e “spaziali” proteste attraverso la riformulazione dei linguaggi. Perfetti, poeta visivo della prima ora, ha fatto parte del Gruppo 70, fondato a Firenze da Lamberto Pignotti e Eugenio Miccini con le adesioni, fra gli altri, di Lucia Marcucci, Giuseppe Chiari, Ketty La Rocca, Luciano Ori, e del Gruppo dei 9 (Gruppo internazionale di Poesia Visiva), ha lavorato nel solco della forte critica rivolta verso la comunicazione e la produzione di massa. La sua lingua si compone di intermezzi tecnologici, sulla linea elaborata da Lamberto Pignotti, ovvero di una poesia tecnologica capace di intercettare le innovazioni, i cambiamenti strutturali del sistema sociale evidenziandoli attraverso il lavoro poetico, dunque intersezioni verbo-visuali, laddove il linguaggio agisce secondo le coordinate di una interlingua, la quale legge gli stilemi della massificazione, sottoponendoli a critica e ribaltamento. Perfetti e i poeti visivi in genere, ribaltando l’orizzonte postmoderno che vede il passaggio della cultura a mera informazione, trasformano quest’ultima in sedimentazione culturale per la fondazione di unità linguistiche nuove, capaci di misurarsi con la parola al di là del verso e della pagina.

Come notato dalla critica e curatrice Laura Monaldi, si assiste, nell’opera di Perfetti, al passaggio da una fase di tipo letterario, legata al pastiche e al collage di testo, ad un’altra in cui il materiale dominante diventa quello puramente iconico. Negli anni ‘60 Perfetti è protagonista assoluto a Taranto. Capostipite della poesia visiva pugliese, nella città jonica è animatore infaticabile, assieme a Vittorio Del Piano, del Circolo Italsider, prima, e della Cooperativa Punto Zero, dopo. È già a partire da questi anni che le operazioni di Perfetti attraversano i linguaggi, tagliandoli, sezionandoli, contestando il contestabile a partire da una carica al contempo ironica e utopica. Nella nota di presentazione del suo testo “…000 + 1 Poesie visivo/tecnologiche”, edito nel dicembre del ‘67 dal Circolo Italsider di Taranto, Perfetti lanciava l’attacco: «Se scienza e tecnica hanno nel nostro tempo operato in tutti i sensi una rivoluzione positiva e aperta ai più imprevedibili sviluppi, purtroppo sul piano sociale la capacità decisionale dell’individuo, proprio in conseguenza della strutturazione tecnologica che è venuta a determinarsi, è stata travolta e pressoché annullata con l’instaurazione, su quelli già esistenti, di nuovi miti e nuovi riti, i quali vengono spesso contrabbandati dall’ufficialità come benessere, opulenza, etc».

Non soltanto la contestazione della società dei consumi attraversa l’opera dell’autore di Bitonto, ma questa è affrontata proponendo, attraverso l’utilizzo degli stessi media, la dimensione caricaturale, dunque ironica, sprezzante di un soggetto ormai assoggettato, spesso ridotto in frantumi, attraverso la riproposizione, in quelli che la semiologa Rossana Apicella ha avuto modo di definire romanzi-visivi, di questa nuova tipologia di soggetto che nelle sue opere sale in cattedra con il ruolo di protagonista, buffo, bizzarro, disgregato nell’approccio ironico dell’autore. In questo modo il romanzo visivo, scrive la Apicella, acquista «una dimensione di denuncia etica che lo differenzia dal romanzo basato sul nonsense e sulla poetica dell’assurdo di derivazione dadaista».

La differenza fra evoluzione e progresso, che già trovava collocazione nelle questioni poste da Pound e Pasolini, attraversa l’opera di Perfetti sin dalla sua prima pubblicazione. In questo senso la poesia, nelle sue forme di sperimentazione, fra queste la poesia visiva, diviene una missione, nell’intento di smascherare e demistificare le imposture dei centri di potere, disarticolandone i linguaggi. Così il silenzio diventa assordante, ansia di dialogo i cui strumenti assurgono a “NOVITÀ”, le parole trovano “brio” «in ogni mo-/mento: Solo parole, ma che siano / l’etichetta». Le cancellature di Man Ray ritrovano nella presenza lineare, all’interno dei linguaggi-slogan usati da Perfetti per i suoi testi poetici, la manomissione del pubblicitario, dei sistemi della comunicazione, attraverso l’affermazione del soggetto come centro decisionale autonomo, il quale interviene e nel movimento della sua azione sospende le comunicazioni funzionali ai consumi.

Accanto a queste dinamiche fa irruzione il linguaggio del fumetto, che con le sue roboanti deformazioni del lettering carica il testo evidenziandone le componenti eversive e utopiche. «La “nuova scrittura”, invece, è idealmente figlia del ’68 e delle nuove libertà corporali-comportamentali che quel clima ha raggiunto. Ecco così fare la sua comparsa una bella grafia manuale, fluente, corsiva, personalizzata. […] Ma proprio perché si tratta di un flusso continuo e di base, occorre pure contrastarlo» (Renato Barilli). L’opera di Perfetti si arricchisce di inserimenti manuali. La scrittura, come sottolinea Barilli, è fluente, agisce da sfondo. Spesso la si ritrova ancorata ad una spazialità marginale contrastata soltanto da figure umane frammentate che si ripetono, presentandosi su fondi bianchi mostrando di volta in volta diverse parti del corpo. La rottura del soggetto, barrato, si mostra nei due volti della stessa: la componente sociale, culturale, alla quale fare riferimento attraverso le modalità di presentazione dello stesso soggetto (abito, stile ecc) e la componente inconscia che si manifesta nel rumore del movimento calligrafico.

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