Laboratorio Geiger. Una sperimentazione permanente
by Francesco Aprile, settembre 2014

 

Ci sono esperienze che hanno la solidità che appartiene a quei luoghi “mitici” perché scolpiti nell’immaginario comune, capaci di saldarsi, granitici, nella mente di chi pensa e pratica i meandri della scrittura. Queste esperienze hanno la valenza di un luogo, imprescindibile, un passaggio obbligato. In questo snodo mi pare possibile rintracciare ciò che hanno significato le Edizioni Geiger dei fratelli Adriano, Maurizio e Tiziano Spatola. Un contributo importante a quella linfa è dato dal continuo lavoro di Maurizio Spatola, in rete con il suo prezioso archivio www.archiviomauriziospatola.com, e di recente con la mostra Edizioni Geiger (1967-1979). “sperimentazione permanente” tenutasi presso la Biblioteca Classense di Ravenna dal 17 maggio al 21 giugno scorsi. Complemento della mostra è un interessante catalogo, un dvd, curato dallo stesso Maurizio Spatola con Monica Olivieri, e contenente interventi critici, storici, dei due curatori insieme ad altri di Claudia Giuliani (Direttrice dell’Istituzione Biblioteca Classense), Ada De Pirro, riproduzioni delle copertine dei libri editi, biografie degli autori pubblicati – la cui elencazione metterebbe in ulteriore rilievo l’importanza di queste edizioni che negli anni hanno rappresentato un autentico volano per le più interessanti linee di ricerca internazionali, e che non riportiamo in elenco, tutti gli autori, perché ognuno di essi meriterebbe uno specifico approfondimento – ed in più uno spazio dedicato alla rivista Tam Tam, un video della performance di poesia sonora Seduction Seducteur di Adriano Spatola, ed i file audio delle performance Toti Scialoja Ballad di Giulia Niccolai e Retro di Corrado Costa. Pensare al nome di Laboratorio per questo intervento, comporta la necessità di confrontarsi con le sperimentazioni ospitate negli anni dai fratelli Spatola attraverso il progetto editoriale Geiger. Perché di laboratorio si tratta se il fulcro di quell’attività editoriale rappresenta, come ben testimoniato dal titolo della mostra, una sperimentazione permanente. Penso allo sguardo minuzioso di Walter Benjamin, a quella sua tensione volta sempre al guardare al poco navigato, al poco affrontato, al poco discusso se non addirittura dimenticato, perché apportatore di nuova linfa, di nutrimento intenso per nuove strade da percorrere. Se pure non è il caso dei fratelli Spatola, quello di essere annoverati fra i dimenticati, credo che la loro esperienza vada guardata nell’ottica della prospettiva di Benjamin perché, colma a tal punto di sfumature, appare ancora oggi gravida di spunti. Ogni singola pagina, ogni tassello, cela nel dettaglio qualcosa che l’insieme quasi nasconde. Scendere nelle particolarità di ogni opera apre lo sguardo ed allena la crescita, nutrendola, mostrando come la frammentazione delle prospettive apra di volta in volta scenari possibili per nuove evoluzioni. Il terreno di scavo è dunque articolato ed opera spesso su più livelli, maturando nell’opera la complessità esperienziale di una ricerca a cui guardare con attenzione per accoglierne sviluppi e sorprese.

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Edizioni Geiger. Tre domande a Maurizio Spatola
 Francesco Aprile, settembre 2014

 

1. Quale pensi che possa essere oggi l’importanza delle Edizioni Geiger?

R. Quell’esperienza editoriale costituisce ormai un fatto storico e come tale deve essere considerata e valutata, anche da chi vi ha partecipato in prima persona, come il sottoscritto ed altri preziosi collaboratori a partire da Giulia Niccolai e dal mio più giovane fratello Tiziano, mentre il primo, Adriano, che ne fu il perno e il motore, ci ha lasciati nel 1988. La storicizzazione delle Edizioni Geiger e della contemporanea esperienza delle rivista “Tam Tam” non esclude che quell’operazione, nata dall’entusiasmo e dalla convinzione di poter davvero contribuire a una rivoluzione pacifica, possa avere dei riflessi ancora oggi, anche se da circa 25 anni attraversiamo un momento di involuzione culturale, a mio avviso. Segnali positivi mi sembrano arrivare, da alcuni anni a questa parte, dalle molte manifestazioni, pubblicazioni e mostre dedicate agli argomenti che furono al centro della nostra attenzione in tempi ben diversi, dalla poesia visuale (concreta, visiva, elementare, simbiotica, aleatoria, cibernetica, liquida e via inventando) alla poesia sonora e allo sperimentalismo tout cour (che non vuol dire fine a se stesso) in ogni ambito e linguaggio artistici. Assisto con piacere alla riscoperta di quelle variegate ricerche, talora in apparenza astruse o provocatorie, da parte di molti giovani che ne fanno oggetto delle loro tesi di laurea o del loro lavoro letterario e artistico: significa che noi ed altri compagni di strada dell’epoca non abbiamo lavorato invano.

2. Quale spirito animava il vostro lavoro di ricerca e con quale spirito lo rinnovi oggi?

R. Alla base c’era l’idea di recuperare, con la necessaria attualizzazione, molto di quanto era già stato fatto dai protagonisti delle avanguardie storiche, in particolare dadaisti e surrealisti (Adriano coltivava il mito di André Breton), ma il nostro spirito-guida, quando ideammo la prima Antologia sperimentale GEIGER, fu quello teorizzato dall’americano Dick Higgins nell’ambito del movimento Fluxus, ovvero il concetto di “Intermedia”: vale a dire l’interazione, sovrapposizione, reciproca influenza tra i linguaggi espressivi di poesia, narrativa, arti visive e plastiche, musica, teatro, mimica (di qui l’approdo alle famose performances, ricche di gestualità), sino all’architettura e al design. La diffusione internazionale negli Anni 60 di questo genere di esperienze indusse mio fratello Adriano a scrivere il saggio Verso la poesia totale, pubblicato per la prima volta nel 1969: qui attraverso una serie di citazioni ed esempi legati a queste pratiche, forniva una definizione dell’obiettivo verso cui tanti, in forme anche molto diverse tra loro, si stavano orientando. Da notare che il primo a gettare le basi di questa “fusione” tra i differenti linguaggi artistici era stato un certo Kandinsky, nel manifesto del Blaue Reiter nel 1911… Naturalmente non tutti i libri pubblicati dalle Edizioni Geiger  erano ispirati a questa concezione, ma tutti portavano in sé il germe della ricerca  di forme e contenuti inediti, all’insegna dello sperimentalismo, appunto. I testi che non rientravano in questa categoria, fra i molti che ci venivano proposti, furono inesorabilmente cestinati. Quanto all’oggi io mi limito, anche per problemi fisici ed economici,  a mettere a disposizione, nel sito creato nel 2009, materiale letterario, iconografico e sonoro relativo a quelle ricerche, pubblicato in quegli anni anche da altri piccoli editori. L’idea di ripetere quelle esperienze in forme analoghe è illusoria, anche per via dei grandi mutamenti tecnologici, ma il ricordarle mi auguro serva da stimolo.

 

3. Dal punto di vista della contemporaneità, sono ancora in tanti ad attingere alle vostre esperienze. La ricerca sembra davvero permanente. A tal proposito, pensi che l’operazione della mostra Edizioni Geiger (1967-1979) “sperimentazione permanente” possa essere ripetuta in altri luoghi?

R. Ammesso e secondo me non concesso che attualmente ci troviamo in un’analoga situazione di “sperimentazione permanente” in ambito letterario e artistico, ricordo en passant che questa locuzione comparve per la prima volta nella breve introduzione a mia firma dell’Antologia GEIGER 4 del 1970. in un momento cioè di eccezionale fervore creativo, non solo nostro. Ciò che è irripetibile è proprio quella comunità di intenti, che portava a collaborazioni impensabili tra giovani artisti e poeti che mettevano da parte le loro diversità e i loro interessi personali in una positiva simbiosi, quasi sempre allegra nonostante scontri verbali e furori ideologici (famosi i dissidi fra poeti “visivi” e “concreti”). Ho ricevuto un paio di proposte per ripetere altrove la mostra delle Edizioni Geiger di Ravenna, magari arricchita dai numeri di “Tam Tam” e dai libri pubblicati fra il 1981 e il 1988 come supplementi della rivista, una sessantina. Si tratta per ora di discorsi vaghi e l’orizzonte è quello del prossimo anno: vedremo.

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