Gli “Hei Kuu” di Michael Jacobson
by Francesco Aprile

 

Michael Jacobson, editore, autore di scritture asemantiche, video e gif di asemic writing, organizzatore culturale, poeta, musicista, di recente torna a far parlare di sé per la pubblicazione della raccolta poetica “Hei Kuu” (Post-Asemic Press, 2020).
Il titolo del volume, seguito dalla breve nota introduttiva di Jacobson, appare di per sé sintomatico della tendenza dei versi; Hei Kuu, infatti, significa “Hello Moon” in Suomi, ovvero l’idioma più parlato in Finlandia, e congiuntamente alla nota introduttiva contribuisce a delineare l’andamento di questi testi che si richiamano nelle modalità all’haiku giapponese, elevandolo, però, a pretesto per una ricerca che è al contempo lavoro su sé e sulla forma poetica a partire dalle affinità culturali, dagli interessi che l’autore ha maturato lungo il corso della sua vita. Pertanto la rigida strutturazione in versi della forma poetica giapponese diventa stratagemma, soprattutto vincolo autoimposto per comprimere, pressare, la sostanza del lavoro poetico, facendovi esplodere universi concettuali e culturali variegati. Lo spirito che anima la strategia compositiva è un curioso mix di cultura letteraria che guarda all’OULIPO e incontra il do it yourself del punk. Rigore compositivo e irriverenza punk in un mondo che è sì autobiografico, ma che nel racconto di sé inventa la lingua e, dunque, le cose in una rinnovata capacità di nominazione e creazione della realtà indecifrabile, mai realmente accessibile come il perdersi desiderante fra le invenzioni ritmiche e sonore del testo.

Hei Kuu, means Hello Moon in Suomi (Finnish). These are the 409 Senryu, quasi-haiku, sacred- profane, ribald-punk, experimental-illness, schizo- affective, lunatic-lunar, computer-telepathic, anarchic- autobiographic, noita-divining, agnostic-confessional, OuLiPo-constrained, poem-stories behind my wild western asemic writing life. (M. Jacobson)

La scelta di “Hei Kuu” come titolo della raccolta, da un lato appare evidente per la vicinanza al termine haiku, dall’altro denota l’attitudine letteraria dell’autore: la scelta dell’idioma Suomi racchiude in sé, infatti, la preziosità e particolarità delle parole chiamate in causa nei versi, oltre che l’attenzione per la sonorità delle parole che, in determinate occasioni, diventano veicolo ritmico e sonoro asemantico al di là di ogni stratificazione semantica:

Pluvial plooplu

Plop plum plilly plow plooplo Plat plur plowndy ploof

 Gli elementi naturali, tipici dell’haiku, sono antropizzati, associati a elementi culturali e umanizzati, il cielo schizofrenico diventa, allora, espressione di una fatica al contempo Zen e Metal, dove l’imperturbabilità Zen incontra la furia di un brano musicale Metal o la glacialità di una ballad tanto ferma quanto inquieta. L’universo poetico di Jacobson è carico di contrasti e vive di coppie oppositive – calma zen e frenesia metal, vincoli oulipiani e rottura punk degli stessi, mondo naturale e distopia urbana e sociale ecc. – attraverso cui l’autore ripercorre la propria vita senza scadere nel didascalismo biografico, privilegiando l’invenzione letteraria che nella tensione forma-contenuto domina la pagina e restituisce un Jacobson costruttore di mondi a volta anche volutamente illeggibili, ma vitali, desideranti.

 

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