Estratti da Entropia del fuoco
by Francesco Aprile

Francesco Aprile, Entropia del fuoco, Corato, Eureka Edizioni, 2016

Entropia del fuoco vuole essere un secondo capitolo di un percorso poetico avviato da Francesco Aprile nel 2015 con la raccolta Dietro le stagioni (Lecce, iQdB Edizioni), alla ricerca di una lingua meridiana e di un Sud centro storico e contemporaneo d’Europa, alveo di comunità in transito, di dialoghi e conflittualità nevralgiche nel panorama sociale e politico dell’oggi. Un Sud non idilliaco che mescola passato storico e mitico, dalle civiltà pre-greche alla Magna Grecia, ma anche rifiuti interrati, inquinamento, orizzonti di crescita sostenibile, linguaggi magmatici e corporali in dialogo con realtà mass-mediali, aperture globali e attenzione al territorio. Entropia del fuoco vuole affrontare questi elementi attraverso una lingua meridiana, aspra e materica, nel tentativo di impastare conflittualità territoriali e globali e filtri mass-mediali.

Edito da Eureka Edizioni nella collana Centodautore diretta da Oronzo Liuzzi e Rossana Bucci nella consueta formula che le edizioni di Corato portano avanti dal 2014: pubblicazioni di piccolo formato, tiratura limitata, 100 copie numerate e firmate con interventi manuali dell’autore per ogni copertina.

EUREKA Edizioni
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Estratti da Entropia del fuoco

“…sudore della terra, il mare.”
Empedocle, frammento 55.

2015-10-24/25
Il numero degli alberi abbattuti, il numero, l’ombra
e la curva della caduta sul terreno. L’arrivo dell’ombra
sul terreno. Il numero degli striscioni e il numero
delle urla, la marcatura degli accenti e il rosario delle
imprecazioni. L’immagine televisiva raccoglie il fatto
da un punto di vista diffidente. L’ombra e la curva
della caduta sul terreno, l’ombra e una lunga terra
di passi d’elefante. Resistenza d’Annibale contro le
ruspe fa l’albero all’uomo. Sudore rosso di montagne
d’Epiro. Pelle scorticata dalle unghie della terra. Un
negoziato di primavera fa l’inverno calmo sulla rupe
trasparente di questo cielo senza cielo. E fa guerra la
Grecia all’Atlantide del capitalismo. Le strade occupate.
Voyeurismi d’amplesso mediatico. Il successo della
manifestazione dipende dall’onestà dalla complessione
del corpo tonale dalla metrica del dissenso dall’astinenza
da un paesaggio d’informazione. Ora le ruspe gialle, ora
la semenza, ora il grido del gallo di ritorno dalla notte,
di ritorno dalle lotte. Ora l’alfabeto nuovo dei corpi nel
mare. Migliaia di corpi nel mare.

2015-04-19
Rimane scolpito l’umido nell’aria di quelle
sere che non tocca il cielo lo sguardo, e il
petto batte nella notte un incendio di baci
e tamburi. Lo scivolo del mare traghetta
tristezze di gabbiani e 700 colpi di rondine
vuotano il caricatore nero della morte.

[700 corpi nel mediterraneo. 700 cronache di rondine.
700 squarci all’amore. Quanta litania ha per voce il mare.]

2015-05-12
Ma la ferita della luce, ma la scollatura della terra
dorata dal sole, ma la scottatura dei polsi del cielo,
delle cime degli alberi, l’ossigeno della foglia ha la
sua trama feroce di secoli in silenzio. Solo un gatto
passa fra le campagne asciutte, incolte.  Ma la
ferita della terra, la scottatura della ragione, qui
i rapporti umani si danno poveri come la terra, e
la foglia conserva secoli di feroce silenzio.

2015-06-08
Questa terra di basse scogliere è un invito
al pentimento, una preghiera genuflessa
al martirio. Questa vocazione di smarrimento
forma sillabe di impotenza e caporalato,
sottomissione e colpevolezza. La ragione
sincera dei corpi fa grette parole di crosta
di pane bruciato. Se il forno brucia, sciama,
scintilla, strilla, ma è tenera rassegnazione
di madre invelata dalla notte.

2015-07-13
L’occupazione del margine comincia presto. Scrivere dal
bordo verso il centro verso altro bordo altra scrittura altra
locazione di parola. Per meglio lanciare i coltelli, per meglio
sfoltire il cielo. Sotto questo cielo trasparente senza cielo,
sotto tutto questo cielo senza cielo solo i morti passano e
dicono del tempo. Il pentagono di legno sulla teca di legno,
la chiusura del posto del riposo, i fiori hanno rubato la voce
dei pianti. Per altro depositare il tempo.

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