Marzo 1976-Marzo 2016. I 40 anni dell’arte genetica.
by Francesco Aprile

  1. Francesco Saverio Dòdaro, poeta, poeta visivo, teorico letterario, scrittore, nasce a Bari nel 1930. Sin da giovane si interessa di teatro, poesia, pittura. L’incontro con la frontiera surreale-metafisica lo porta a Bologna, importante è l’incontro con la metafisica di Morandi. Dopoguerra. Altre fughe. Stringe un forte legame col poeta Hrand Nazariantz, per poi entrare nell’ufficio stampa della Fiera del Levante, che definirà come il “seminario del Meridionalismo”. Dopo un periodo parigino si trasferisce a Lecce. Nel 1976 fonda il Movimento di Arte Genetica. Ha ideato e diretto le collane: «Ghen arte» (Lecce, 1978), «Violazioni estetiche» (Lecce, 1981), «Scritture» (Parabita, 1989), «Spagine. Scritture infinite» (Caprarica di Lecce, 1989), «Compact Type. Nuova narrativa» (Caprarica di Lecce, 1990), «Diapoesitive. Scritture per gli schermi» (Caprarica di Lecce, 1990), «Mail Fiction» (Caprarica di Lecce, 1991), «Wall Word» (Lecce, 1992 ) – tradotta in giapponese ed esposta all’Hokkaido Museum of Literature di Sapporo – , «International Mail Stories» (Lecce, 1993), «Internet Poetry» (Lecce, 1995), «Walkman Fiction. Romanzi da ascoltare» (Lecce, 1996), «E 800 European Literature», in 5 lingue (Lecce, 2000), «Pieghe narrative» (Lecce, 2001), «Pieghe poetiche» (Lecce, 2001), «Pieghe della memoria» (Lecce, 2001), «Foglie nude» (Doria di Cassano Jonio, 2003), «Locandine letterarie» (Lecce, 2005), «Romanzi nudi» (Lecce, 2006-07), «Carte letterarie» (Lecce, 2009), «792 Mail Theatre» (Lecce, 2009), «New Page. Narrativa in store», (Lecce, 2009), «New Page. Theatre in store» (Lecce, 2010), «New Page. Poetry in store» (Lecce, 2011). È presente in Musei, Biblioteche, Archivi, fra i quali si segnalano Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze – “Libri e pagine d’artista”, Galleria d’arte moderna di Gallarate, Archivio Sackner (Miami), Hokkaido Museum of Literature, Archivio Della Grazia di nuova scrittura. Nell’ambito della poesia verbo-visiva e del libro-oggetto, è presente nelle più importanti manifestazioni di «Nuova scrittura».
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  2. Il movimento di Arte Genetica è fondato a Lecce da Francesco Saverio Dòdaro nel 1976 (la datazione ufficiale della nascita del movimento è riportata al 19 marzo 1976, punto di approdo di ricerche ventennali), con sede, oltre che nella città pugliese, a Genova e Toronto. Due le testate del movimento: Ghen, edita a Lecce, e Ghen Res Extensa Ligu edita a Genova sotto la direzione di Rolando Mignani. In altra istanza l’attività del movimento troverà collocazione all’interno della rivista Art Communication del gruppo canadese Centre for Experimental Art and Communication (CEAC, diretto a Toronto da Amerigo Marras).
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    ghen e altroCon tale movimento Dòdaro rintraccia la ritmicità insita nell’opera d’arte, ed in generale in ogni linguaggio umano, nell’archetipo del battito materno ascoltato in età fetale. Annodando la pulsione amniotica dell’opera ai mourning processes ed alla mancanza lacaniana considererà l’arte come linguaggio del lutto, per la separazione del soggetto dal complemento materno. Il linguaggio sarà visto come tentativo di congiunzione per rifondare l’unità duale (della quale l’unità con la madre è l’archetipo, dunque non un ritorno alla madre, ma una dualità che si colloca in una alterità “altra”). Scriverà Dòdaro il linguaggio è una “e”, il linguaggio è una congiunzione (Dòdaro F. S. Dichiarazione onomatopeica, 1979). Si legge nella breve nota biografica a corredo del titolo, di Francesco S. Dòdaro, Disperate del XX secolo, edito nel 1989 nella collana Scritture ideata e diretta dallo stesso Dòdaro per la casa editrice “Il Laboratorio”, che «sulle coordinate Mukařovský-Birk-Bowlby-Fonagy, ha fondato nel ’76 il Movimento genetico, collocando la condizione poetica nei processi di lutto dovuti alla separazione amniotica, rintracciando l’archetipo ritmico dei linguaggi poietici nel sistema contrappuntistico delle pulsioni prenatali (materne e fetali) e sviluppando, come speranza dell’esistente, la cifra duale, contrapponendola al regressus ad uterum». Giovanni Invitto, docente presso l’Università del Salento, scrive in La zucca di Cenerentola. L’errore pedagogico di Giovanna Bruco, che «La tesi di fondo è che la vita psichica si forma alla nascita e che la realtà mentale umana si sviluppa su basi biologiche e non spirituali. Nella nascita ha sede la stessa formazione delle immagini inconsce non oniriche come fulcro dell’attività pensante umana. Ne scaturisce un nuovo concetto di anima, assorbito da un altrettanto nuovo concetto di mentale, “che altro non è che l’evoluzione della vitalità del feto, che dal suo primo rapporto con il liquido amniotico sviluppa la carica libidica originaria nel rapporto affettivo coi propri simili fino a raggiungere quel pensiero verbale che caratterizza la peculiarità della specie umana distinguendola dal regno animale.” […] In colloqui epistolari con l’Autrice, le dicevo che questa tesi a me ricorda un movimento culturale/artistico degli anni Settanta-Ottanta, chiamato Ghen. Francesco Saverio Dòdaro fondò nel ’76 il Movimento Genetico, rintracciando la ritmicità amniotica nell’opera d’arte e annodando la condizione poetica ai mourning process. Da questo l’arte diviene il linguaggio del lutto, per la separazione, per la perdita maternale, e per il distacco dal liquido materno». La dimensione sonora dei linguaggi umani attiene al piano di una relazione archetipica, traccia di una condizione altrificata che struttura il soggetto collocandolo in una trascendenza. L’input esterno del battito materno che imprime un ritmo strutturando un dialogo col battito del feto. Scrive Franco Gelli: «La messa a punto di una emettenza ombelicale, memorizzata geneticamente, tangente al momento di nascita assicura alla certezza della mia/nostra mente una dimensione dilatata oltre in un continente sconfinato di collegamenti e rivelazioni. […] A nessuno uomo sarebbe spettato il collegamento madre (suono) arte: quanto a Freud (a dissipare il mistero interviene la memoria del suono), ma Freud “tace” il suono. Questo sono ad occhi aperti è toccato ad un Po(i)eta costruttore di uteri genetici in legno d’abete, misurati con un suo “unico metro” curvo, portatore di ritmi scanditi da un metronomo. (Dòdaro inventore dell’arte genetica)» (GELLI F., Costruttore di lignei uteri genetici, in Ombelicale Freud, Lecce, Edizioni Ghen, 1983, p. 15). Ghen appare come un movimento che sceglie, nelle parole di Dòdaro, di affondare il proprio seme in uno sguardo storico-critico (Dòdaro F. S., Ambivalenza Genetica, in Ghen, Lecce, 28-02-1977), al punto che su La Repubblica è definito come «movimento anti-estetico, elitario nella difficile terminologia usata, rivoluzionario e vivace, critico di tutto, compresa la sua breve e travagliata esistenza» (Articolo comparso in La Repubblica del 30/31-07-1978) e ancora «tutto lasciava pensare che la vita del Movimento arte genetica sarebbe stata grama: l’aria che circola in Italia (e non solo) non è propizia all’avanguardia. Invece il movimento prospera, il periodico (“Ghen/arte”, con un’impaginazione faticosa che stimola a pensare) è in edicola per la terza volta, le adesioni e le simpatie non gli mancano» (Articolo comparso in La Repubblica del 19/20-08-1979). Secondo Giorgio Barberi Squarotti «Il caso di “Ghen” e, in particolare, quello di Dòdaro in questo testo Dichiarazione onomatopeica, rispondono proprio a questa esigenza di teorizzare la natura del linguaggio e di indagarne teoreticamente le forme possibili, iniziando dal più remoto dei punti di partenza possibile (come fa Dòdaro, parlando della congiunzione “e”). Anche nelle testimonianze testuali, “Ghen” tende a proporre la teoria del linguaggio dell’arte, si tratti di quello visivo o delle più diverse (ma sempre concettualmente calcolatissime) assunzioni di segni. Qui Dòdaro va un poco più in là nella fondazione teorica del linguaggio, che è anche creazione delle funzioni della lingua (della comunicazione) nell’attimo stesso che è creazione di cose, di rapporti, di relazioni, di situazioni. Dal primo elemento del linguaggio discende ogni altra possibilità di composizione e di dichiarazione, e anche allora ciò che è “altro” linguaggio artistico (letterario) oltre la lingua, come è il testo di Dòdaro, che non si esaurisce nelle forme teoretiche d’inizio (“il linguaggio è una congiunzione, il linguaggio è una e”), ma si distende nell’esemplificazione formante, nell’ecolalia, nella struttura figurativa, che viene a comprendere e raccogliere in sé il testo verbale, la parte verbale del testo. Il senso della dichiarazione onomatopeica è proprio quello di una teoresi del linguaggio che si allarga immediatamente all’esemplificazione in diverse direzioni, con un’estrema varietà e complessità di proposte (ma è un modo di scrittura che Ghen ripete con impegno e costanza). Teoresi e testualità che è frutto di inventiva si compenetrano, allora, come progetto di fondo dell’operazione di Dòdaro. Che appare, in ultima analisi, come un tentativo supremo di congiungere concetto e figura, invenzione e ragione». La proposta di Ghen ha interessato la pluridisciplinarietà del discorso artistico, ponendo al proprio interno al contempo una ricerca letteraria capace d’intrecciarsi con aspetti verbo-visivi-poetici, performativi, teatrali, installazioni, arte relazionale, architettura genetica, saggistica. Nel 1978 Dòdaro e Fernando Miglietta lanciano il manifesto Matram Psicofisica. Incliniamo l’orizzonte, teorizzando l’architettura genetica, indagando le relazioni fra ambiente e sviluppo psichico, modalità abitative e sviluppo psichico.

    Fulcro dell’indagine è rappresentato dalla relazione che intercorre fra il primo habitat dell’individuo, il ventre materno, e le successive modalità abitative dell’uomo ormai lanciato nel mondo, le relazioni fra queste e lo sviluppo del soggetto, e una accurata indagine dello spazio abitativo e degli spazi pubblici (scuole ecc.; a tal proposito si ricorda l’importate progetto della scuola materna a Commenda di Rende avviato nel 1979 da Fernando Miglietta con la partecipazione e i contributi di personalità di spicco del panorama internazionale fra i quali lo stesso Dòdaro, ma anche Arturo Carmassi, Eugenio Carmi, Riccardo Dalisi, Antonio Davide, Fabio De Poli, Enzo Mari, Sergio Miglietta, Bruno Munari, Ico Parisi, Luca Maria Patella, Achille Perilli, Mimmo Rotella, Nunzio Solendo, Valeriano Trubbiani, Antonino Virduzzo, solo per citarne alcuni). Annodata la condizione abitativa alla spazialità primaria, il ventre materno, ciò che emerge dagli studi di Dòdaro e Miglietta è l’analisi delle modalità abitative contemporanee come messa in crisi del soggetto; architetture come veicolo di una esposizione totalizzante del soggetto e privazione della zona d’ombra, della radura propedeutica all’esserci dell’individuo: «Mies Van Der Roe, nel 1919, Edificio per uffici […] e nel 1921, Grattacielo di vetro, propone un’architettura di solo vetro, annullando così l’ombra, che è riparo, pausa, momento sì negativo, ma necessario alla positività. La vita si proietta tutta all’esterno, e l’uomo, qui, incomincia a regredire sino alle soglie della nevrosi» (Dòdaro F. S., Bottinelli: Remember a new life, in Ghen, Lecce, 17-06-1978).

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  3. Hanno aderito o ruotato attorno al movimento, alle sue riviste e attività, oltre al fondatore Dòdaro, Franco Gelli (che fu il primo ad essere informato e ad aderire, firmando le sue opere con apposito timbro “Franco Gelli genetico numero 2”), Vittore Fiore, Aldo Dramis, Guido Le Noci, Sandro Greco, Corrado Lorenzo, Armando Marocco, Antonio Massari, Enzo Miglietta, Fernando Miglietta, Antonio Paradiso, Ilderosa Petrucci Laudisa, Oscar Signorini, Italo Sider (così si firmava Carlo Alberto Augieri), Franco Verdi, Raffaele Nigro, Franca Maranò, Manlio Spadaro, Lucio Amelio, Center of Art and Communication (Toronto), CAYC Group (Rio De Janeiro), Giorgio Barberi Squarotti, Rolando Mignani, Toshiaki Minemura, William Xerra, Adriano Spatola, Gruppo X, Ernesto de Souza, Alternativa Zero, Experimental Art Foundation (South Australia), Paolo Barrile, Block Cor (Amsterdam), Nicole Genetet-Morel, Jaques Lepage, Stelio M. Martini, Giovanni Valentini, Giovanni Fontana, Pierre Restany, Amelia Etlinger, Vittorio Balsebre, Eugenio Miccini, Giuseppe Panella, Franco Vaccari, Mario Perniola, Franco Rella, Rickard Bottinelli, Bruno Munari, Ico Parisi, Klaus Groh, Claudio Costa, Marialuisa Greco, Angelo Pratolani, Stanislao Pacus, Betty Danon, Vanna Nicolotti, Vincenzo Accame, Biagio Donati, Peter Below, Basile Benoit, Richard Olson, Robin Crozier, P. Mesciulam, B. Dellepiane, G. Brixio, G. P. Barosso, S. Cosentino, C. Romano, Luciano Caruso, Marité Bonnal, Mario Galzigna, Rosso Maldolesi, Jean-Luc Nancy, Giorgio Prodi, Carla Savio, Marisa Vescovo, Nicola Bucci, Gianni Carchia, Paolo Prato, Franco Rella, Anna Valla, Viana Conti, Giorgio Bafico, Italo Di Cristina, Giuseppe Zuccarino, Giuliano Galletta, Federico de Leonardis, Aldo Antonelli, Associacion Argentina de Criticos de Arte, Associeted Art Publisher, Rolando Certa, Peter Dudar, Experimental Art Foundation (Australia), Franco Greco, Luciano Inga, Richardt Jasia, Biennale di Venezia – Archivio storico delle arti contemporanee, R. Lamacchia, Biblioteca Provinciale Stigliani – Matera, Jean-Marc Poinsot, Daniela Palazzoli, Roberto Perrino, Osvaldo Peruzzi, Gino Mattaliano, Carlo Fernando Russo, Clorindo Testa, Jorge Glusberg, Franco Torrini, Lea Vergine, Roman Zyla, Adriano Altamira, Grazia Chiesa, Daniele Giancane, Luigi Lezzi, Stefania Lezzi, Elio Marchegiani, Corrado Marsan, Milena Milani, Toti Carpentieri, Alberto Salvati, Vittorio Tolu, Natalino Tondo, Alessandro Zaffarano, Aldo Marroni, Giuseppe Zuccarino, Luca Maria Patella, Arrigo Colombo, Carlo Cioni, Franco di Pede, Walter Vergallo, Nicola Salvatore, Tina Keane, Ruggero Maggi, Gerard P. Pas, Riccardo Dalisi, Bruno Donzelli, Antonio Davide, Shalan Momo, Tonino Sicoli, Tullio Crali, Saverio Ungheri, Sergio Miglietta, Arcangelo Leonardi, Franco Flaccavento, Vincenzo Epifani, Ennio Bonea, Cesare Chirici, Franco Wagner Facilla, Enrico Crispolti, M. Bandini, Anna Oberto, Rolando Pasini, David Drummond-Milne, Antonio L. Verri.

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