Madonna Verona
by  Gianmarco Mercati

 

 

# 1
Ho colpito a muso duro la città concreta di queste strade,
per andare a vedere dove la bellezza si forma.
Ho bevuto uisge beatha, l’acqua della vita, la parte dell’angelo, fino ad avvelenarmi la lingua
perché non voglio certo che finisca ora questo paradiso.
Dove sono in questa notte gli amici carissimi?
Sono andati,
come sogni travolgenti,
nelle caligini di un cielo biblico di cantici.
Ascoltate dunque bambini
qui non ci si mette a giocare con noi centauri, con noi mietitori,  avete inteso?
Qui voi di giorno siete le libellule dei sacrifici eucaristici
e noi di notte falciamo le vostre ali come spighe.
Come un rosone nel cuore di un tempio immenso
in questa notte ascolteremo la cadenza immortale del flicorno di Chet Baker,
ma voi, voi, statevene zitti,
a bocca cucita.
Perché questa è una sera favorita dai venti,
venti che incurveranno a terra i campanili più sontuosi del tramonto,
venti come spiriti, come un’onda di tenebre, che sfidano il tempo,
venti che scuotono, piroettano, ruotano, che si dimenano,
e in cui crolla
l’anima di dio.

 

# 2
I liquori, Grande Croce di San Davide e San Giorgio,
sono violenti come catastrofi.
Incontro una donna che profuma di Borgogna.
Oh, guarda dolcissima, pallida e dolcissima, il giorno che viene a morire sui bianchi misteri;
e l’alluvione della nostra attrazione nevica sui rami dei boschi sacerdotali,
e per un solo istante credo a un mondo in cui tutti possano scomparire a loro piacimento.
La sera è fantastica e profuma di leggende,
le grida saccheggiano la nostra gloria
e la città concreta di queste strade annerisce per la notte che avanza.
Ma quando lasciamo andare il nostro dolore ecco che diventiamo visibili agli altri.
Sorridiamo come caprioli muovendo tutti i diciassette muscoli del viso.
Ma l’occhio rimane introflesso
e all’Osteria dei Preti si mormora che unicamente l’amore assoluto compia la nostra perfezione.
La donna che profuma di Borgogna così cammina sulle orme di ceramica celestina del lupo bianco
e s’allontana
comprendendo la geometria dei nostri baci, come in una tempesta funebre,
e così
svanisce.
Perché dove c’è geometria, bambini, ricordate,
c’è sempre dittatura.

 

# 3
Le Arche Scaligere sono regine appoggiate alle balaustre siderali delle criniere di Cangrande della Scala.
Ma c’è un popolo folle, un popolo folle che con la cocaina trasfigura Piazza delle Erbe,
dove la madre di tutti i transessuali dice di non piangere il morto,
di non piangere il morto, ma di pensare a fregare il vivo.
E tutto si corrompe e si trasforma in un ospedale da campo,
e ci sono feriti, c’è il sangue, c’è il giunco strappato, e c’è la fame negra, d’improvviso, c’è la fame negra,
la fame negra,
la fame negra dove la luna è nevicata.
La notte desta un altro rumore sotto i portici di Via Sottoriva,
un paravento si dipinge sulla collina di Castel San Pietro,
e il mio abito è bianco, bianco è lo stelo dei fiori
i Liquori delle miserie / I Liquori dei dolori / I Liquori dei pericoli
mi gettano nella nudità della mia anima,
ed io mi soffermo a seguire perdutamente
le donne che l’amore ha trasformato nella leggerezza del silenzio che guarisce,
senza più ricette
senza più decreti
senza più notizia
senza più pensiero.
Dimentico.
Dimentico.
Dimentico tutto.

 

# 4
Cariche di echi le carene scherniscono i flutti dell’Adige
e il loro ventre è a poco a poco riempito dalle alghe delle caverne,
dalle alghe che radunano i corpi
e che parlano nelle fiancate dei vascelli morti:
– Rendeteci il Santo!
– Rendeteci il Cristo!
La mia libertà comporta una ferita,
la tua libertà, amore di una vita,
comporta ogni mio battito.
Il mondo non ti sfama
la fame ti impaurisce
la paura ti rigenera.
È la Discordia della nostra antichissima Comunione,
è il prevalere sul perdonare,
è il Cardinale scaligero Van Thuan che recita Jahvè:
“Senza spargimento di sangue non avviene il perdono del peccato,
e il patire è la chiave per aprire”.
Ma la fede no, non può essere più forte dell’amore degli uomini.
La paura può servire, bambini,
ma, ricordate, la paura uccide.

 

# 5
La custodia dei diritti del povero è soggiogata dall’Apostolato degli Infermi ed è là che rabbuia la mia ignoranza,
perché sono colpevole, colpevole, abietto e colpevole.
Bisogna lanciarsi a testa bassa nel Kaos, BAMBINI, ribellarsi e ribellarsi ancora,
fino ai riflessi iridescenti dello scioglimento dei ghiacci,
ribellarsi, perché è in questa notte che si prepara la città del male
e l’aria che renderà ogni ragazza criminale.
È nel buio che si sfilacciano le vecchie creste delle chiese di Sant’Anastasia e di San Fermo;
e i chiostri desolati ricamano il silenzio:
“Principessa,
il Tuo cuore deborda di grazie e di altri raggi che mai conosceremo
e ci divora un vecchio tormento d’amore che arriva da età dimenticate”.

 

# 6
Ho colpito a muso duro la città concreta di queste strade,
per andare a vedere dove la bellezza si forma.
Ho bevuto uisge beatha, l’acqua della vita, la parte dell’angelo, fino ad avvelenarmi la lingua
perché non voglio certo che finisca ora questo paradiso.
Dove sono in questa notte gli amici carissimi?
Sono qui accanto,
come sogni travolgenti
nelle caligini di un cielo biblico di cantici.
Ascoltate dunque bambini
qui non ci si mette a giocare con noi centauri, con noi mietitori,  avete inteso?
Qui voi di giorno siete le libellule dei sacrifici eucaristici
e noi di notte falciamo le vostre ali come spighe.
Come un rosone nel cuore di un tempio immenso,
in questa notte ascolteremo la cadenza immortale del flicorno di Chet Baker,
ma voi, voi, statevene zitti,
a bocca cucita.
Ecco l’alba, l’argento mistico della stella polare svanita,
vedova, come incessantemente solitaria.
Ecco l’alba di un’aria di bucolica antica.
Ecco l’alba in cui ho amato.
Madonna Verona, a te in ginocchio.
Ecco l’alba di questa città
e i suoi suoni dolcissimi
emessi
dai flauti della morte.

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