Movimento con suite. Frammenti della partenza – (Primo intermezzo, parziale)
by Francesca Marica

 

Un giorno io capirò
tutta intera e con tutti i sensi
e il sangue della terra mi scorrerà nelle vene
dalla testa ai piedi

(Christine Lavant, Sono tiepida e sputata fuori)

In gola come catarro,
ma poiché sei tiepido, e non sei né freddo né fervente,
io ti vomiterò dalla mia bocca

Li farò venire perché si prostrino ai tuoi piedi
E sappiano che io ti ho amato

(Apocalisse, 3)

[Ciò che il Peng vede attraverso il vento ascendente].
Sono cavalli selvaggi o polveri svolazzanti nell’aria oppure
esseri viventi che soffiano gli uni sugli altri?
L’azzurro è il colore naturale del cielo o il semplice riflesso di una distanza infinita?
Perché, da lassù, il Peng scorge verso il basso lo stesso
colore che scorgiamo qui verso l’alto?

(Zhuang-zi – Libertà naturale)

Da punto a punto – sutura di invisibili fessure –
bianca come l’acqua che ti asciuga gli occhi – –
lo stato del dove, l’ipotesi di ogni dimenticata rêverie.
I giorni cercano la vita da dentro e le mie braccia
sono più antiche delle tue parole – –

Le mani e i volti, dimora di un tempo incollocabile.
Una nudità ne annuncia un’altra, senza l’ausilio della memoria – –
Dove la profondità sconfina in altezza, il cuore non logora più
nessuna soglia –

Sopra il volto di pietra, un fascio di nervi.
La solitaria cantilena della neve riposa accanto.
Perduti e arresi, sotto una valanga di nero –
i corpi chiamano la loro ferita umana – – è un incauto stupore – –

La testa altrove – né medusa né corvo.
Nella garza di latte, l’oceano respira insieme all’erba –
Il singhiozzo degli animali è un cambio di direzione:
ho mostrato cos’è la grazia all’impazienza delle tue mani –

La forza della notte spinge le caviglie a terra.
(talvolta si preferirebbe non sentire) – – Esiste un tempo dell’eterno?
– in gola come catarro, ti trattengo – –
Dentro le rotondità dei pesci, le cicale cantano al posto tuo.
Il giorno inizia dove lo abbiamo lasciato – –

E dunque anche l’assenza di coscienza che sconvolge i piani
corrisponde a un tuo pensiero attento?
Nel seme nato per fiorire, un saluto alle croci di ieri.
Si rompe una voce – attitudine di luce incerta, – –
(talvolta si preferirebbe non sapere) – – lei ama perché vede –

Il respiro impressiona una lastra nella memoria – –
non divide, non delimita. Nessuna follia precede il viaggio.
Le mani delle donne lavano la vergogna nel fiume tinto dalle volpi,
Il dolore non è un buon argomento di conversazione – –
(talvolta si preferirebbe non vedere) – – lui ama perché sente – –

Tutto è come doveva essere – il caso trasformato in destino – –
qualcuno potrebbe anche spiegare. La cecità iniziale, una disattenzione.
Nel mezzo di una cartografia di sentieri semplici – recisa la corda,
la ragione non esiste più – – la nostra essenza è dentro la parola –
possiamo facilmente tradurci in linguaggio?

La pelle dei lupi e le fughe ricorrenti – – è scomparsa la tua stanchezza
millenaria, ci sono solo respiri che riprendono la strada verso casa.
Ciò che è scritto, non può più essere ripetuto. I segni di Babele sulla porta.
L’Impero è una contraddizione, serve il favore degli dei – –

Dalla gola senza lasciare traccia. Una visione.
La superficie dall’acqua consuma gli occhi.
Nel soffio delle bocche, tutte le domande possibili – –
Bruciare in nome di qualcuno è una perfetta compiutezza – –

Un’esperienza che travolge i sensi. Il timbro ordina il movimento,
batte il tamburo – è qualcosa di non specificatamente umano – –
senza freni, il segreto – – l’estrema purezza e trasparenza di un’origine.
Molteplici immagini, fenomeno sistematicamente complesso –

L’abbaglio del bianco e il rosso che precede.
Il ferro delle ossa abbraccia una pelliccia
calda e morbida – – uniti i piedi, mutilate le dita –
la profondità è perfettamente misurabile.
Oggi anche i fantasmi sanno che è andato via il male – –

Prendi tu la mia mano.
Non è questione di rintracciare la vita nell’opera o l’opera nella vita – –
Bisogna tornare a guardare: l’esilio risplende dalla riva opposta.
È in atto una trasformazione. Il mito è la parola che esce dalla bocca –

Sognano gli occhi umani senza che l’incanto scompaia.
Una febbre legata a un nome, la dolcezza d’essere e
non essere – un’ipotesi di salvezza mentre il vento stinge.
La distanza tra i luoghi e le parole non è un inganno – –
l’anatomia dell’invisibile ci lega –

È quasi giorno, avanza il tempo della dimenticanza.
Parlami come la neve fa con i rovi. Poi inoltrati.
Ascolta il tuo presentimento. Non corromperti, non esitare.
Non può essere felice chi non torna – –

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