Nelle acque di Babel
by Oronzo Liuzzi

 

angeli in festa luminosi guardano i sommersi
i salvati i dolori e le grida degli umani
mossi da fragili campi di forza custodiscono
le sfere celesti il bene la verità creano il bello
salvano e trasformano lo sguardo scosso
dell’innocente troppo conturbato

non è un gioco la vita

si rincorrono sono bambini animano l’inanimato
immersi nel fiume del tempo sperimentano il tempo
compongono le dissonanze il vivente l’insondabile

l’energia fa muovere il destino dell’invisibile
in festa risorge il centro di gravità permanente
svela i tempi andati fuori onda
la capacità di vedere le macchine mortali
se questo è un uomo la civiltà mostruosa
gli intrighi gli atroci delitti i carnefici guerre
la più antica delle emozioni umane

la paura

noi sporchi moriamo sul serio
ti ammali e ti portano via tutto
lavoriamo sottoterra in superficie con la pioggia
i camion servono a portare i deportati verso la morte
sono tornata solo io
dentro di me cresce il fallimento

apri gli occhi caro amico vagabondo
tragedie furbizie metalli pesanti rifiuti tossici
salute a rischio residui chimici organici
le terre dei fuochi diseguaglianze violenze
e uccidere e uccidere e uccidere e

è morto lo splendido Adone

.

devo cavarmi dall’anima il mondo la voce
nell’era del terrore e della follia insensata la mia
chi sono io si chiede l’anima
chi sono io mi chiedo con l’occhio infuocato
macino chilometri di paure meraviglie
solitario aspro e selvaggio vivo la vita
come un bambino domenicale vago
insicuro testimonio il timbro di uno spirito
ironico autentico e animato

l’occasione di mettere in luce

spira l’alito nobile dell’ulivo verdeggiante
non dimentica
non odia
si sente solo il rumore violento del vento
libero danza svolazza piroetta non stressato dall’ansia
si apre al mistero del mondo sente il desiderio

nell’ombrosa atmosfera dell’era del terrore e follia
getto nel mare malato i fantasmi le ossessioni
la densa inquietudine chi sono io
si chiede sempre l’anima sul post di facebook
non sono una farfalla che si libera dal bozzolo

passeggia l’anima dopo tante pene per i vicoli
di una città desolata con una mascherina di stoffa
trattiene il fiato volge gli occhi in giro il dolore il vuoto
la presenza del silenzio invoca

il non so il quasi niente

l’essenza del domani sulla spiaggia insegue i gabbiani
sul viso il sole rovente la brezza marina la memoria
due mani si cercano si sfiorano si toccano
sulla strada il respiro la passione gli occhi di lacrime

chi siamo non siamo noi

.

il viaggio nello spazio scompigliato in movimento
continua in questo scorcio di secolo aleatorio infrange
l’istante sfilaccia i muscoli oscilla agli estremi
assuefatto frammenta l’occhio incerto

continua

il drappo sfrangiato di una camicia chiusa lacera
il battito dell’anima impietrita senza anima annega
in groppa a un drago con voce monotona noi pallidi
nell’atmosfera di morte cenere surriscaldata dietro
sovversive maschere annientiamo il roteare del viaggio
nella notte biforcuta danza la danza in estasi

oscena viltà fuori dal deserto assilla

chi vive in baracca chi suda il salario chi ama l’amore
chi ruba pensioni chi ha scarsa memoria
chi mangia una volta

onde sonore dei rintocchi di una vecchia campana
spezzano il vuoto interiore del tempo in esilio
la città contratta contorta dei barbari nell’assenza
di luce graffia il tracciato dell’energia viva
il fluire

e intorno cadono le stelle

opacizzato da un thriller ovunque vedo fantasmi
mi spaventa la scritta incisa sulla lama del boia
spalanco le finestre detesto la spietata aria chiusa
il lampo blu celestiale mi ricorda il paradiso
migro nei frammentati sogni cresce l’emozione
lento entro nelle ipotetiche verità gravitano
nella natura nel corpo umano cerco l’unione

chi tira al bersaglio chi porta gli occhiali
chi va sotto un treno chi ruba chi lotta chi ha fatto la spia
chi sogna milioni chi gioca d’azzardo

e fu guerra dentro e fuori il teatro dei misteri
edifici eretti nell’ingorgo persistente del traffico
sfaldano sfogliano inganni

giochiamo di mente alla finzione

collassata luce del giorno tormenta neuroni i miei
in tempesta ingoio amarezza un corpo oltre l’oltre
la fredda follia disincanta la pulsazione del’io
vivente
le stelle profumate di notte a primavera mi ubriacano

chi ha crisi interiori chi scava nei cuori chi legge la mano
chi gli manca la casa chi lotta chi suda chi vive da solo
chi vive d’amore chi ha fatto la guerra chi muore al lavoro

cambio strada cambio vita nome sesso zaino
in trasferta tutto è emolliente e la nave va
nelle acque chiare degli antichi al tempo delle favole
il segreto del verbo salva foglie verdi foglie lucide
degli alberi discute chiama dialoga espia si interroga

chi scrive sui muri chi reagisce d’istinto chi scrive poesie
chi fa il contadino chi è morto d’invidia chi ha perso
chi parte per Beirut chi mangia patate chi odia i terroni

i piedi della poltrona cedono questa è una tortura
ispira e grida il vicino di casa tutta colpa
del tuo discorso in una Babele di miraggi la realtà
sopprime e ci libera e
ubriaca nel buio annienta l’illusione
l’uomo tecnologico promette pensieri creativi
incenerito dalla paura cattura paesaggi di cemento
luoghi senza memoria simula dissimula
fodera alla rovescia tracce del passato opprime
ricordi ingarbugliati troppo vistosi
rivive la rappresentazione al limite della
sopravvivenza siete qui in queste esumate macerie
città sventrate luoghi chiusi

ma il cielo è sempre più blu

 

 

 

Testo in corsivo: Ma il cielo è sempre più blu di Rino Gaetano

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