Pittogramma sonoro
by Donato Di Poce

Per Nicola Frangione

I
La vita è una partitura
Di emozioni contrapposte
Di corpi sviscerati dal silenzio
Liquido amniotico di parole
Incrostate di sangue
E di bianchi bagliori di morte
Nembostrati di essenze e dissolvenze.
Mentre le grafie addomesticate
Da prede insaziabili
Di pensieri che volano via
Cosmografie di pensieri e idee
Che volano via
Ragnatele di sé abbandonate nell’ombra
Insieme a inseguire pittogrammi sonori.
II
Sogni pagati a saldo
Tra spirali di bugie eterne
E infinite abluzioni di voce
VOCE VOCE VOCE SIN CO PATA
Cecità occluse di vero che c’è.
Per i poeti che saremo ancora
Per fare una carezza ad una formica
Piccola, nera in corporalità che geme
Che si trascina ai bordi del mare
E svela in segreto sole piccole
Introduzioni blasfeme di senso
Di senso accartocciato al nulla
Obliquo dissenso verticale
Che ruota nell’abisso di materia e ragione
Che guarda avanti senza guardarsi oltre
Oltre la linea d’orizzonte
Di una piccola formica
Innamorata della vita.
III
Oltre le tendenze di separazione
Oltre il giallo delle linee di solitudine
Di corpi desiderati, desideranti e tattili
Era forse il sorriso notturno di una stella
Esplosa per amore, per troppo amore
Della sabbia e del mare.
A inseguire utopie concrete
Sbarbate dissolvenze di quotidianità
E parole, parole che crescono ostinate
Come peli di barba tagliata con cura
Senza curarsi dell’aspetto
Senza curarsi dei perché
Ma solo di possenti, innate riflessioni
Annegate in rifrazioni di nulla
Di uno specchio senza nome.
IV
In cerca di una liquidità
Che apre le porte alle parole
Dove si mescolano essenze
Assenze conclamate di purezza
E le dismisure cercano il vento
Per fuggire lontano dalla propria ombra
E dileguarsi su sentieri evanescenti
Di Anime perdute e sole.
Oltre i semi di sonorità intonse
Zavorre di silenzi che svuotano
Le radici dell’essere e del non essere
Ai crocevia di ragione
E ossa impigliate nel sangue delle parole
A catturare il senso della nostalgia
Rivelata dalla voce roca e sinuosa
Di un poeta incantato dalle parole
E dalla voce…oce…cè.
V
Un’eco di schiume d’acqua
Schiume di vita, di suoni
Che bramano utopie concrete
Insani languori di cuori affamati
D’Azzurro e di silenzio
L’incorporalità di una voce
Di un non- sense che basterebbe
A estinguere aureole e vanità
Suffissi d’inchiostro e virgole
Bagnate di leggerezza
Che si ripete in danze fatte
Di evanescenza della realtà
Pura presenza che incombe e resta
Oltre noi, nonostante noi che ripete
IO NO IO NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO ( urlato!)

Donato Di Poce
Milano, 11/2/2015
*dal libro LA POESIA E’ UN DIAMANTE GREZZO, Helicon Edizioni, in uscita per fine Aprile.
(c) Foto di Donato Di Poce

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