La forma dei rami (marzo 2020)
by Francesco Aprile

 

Quando si svegliò, il dinosauro era ancora lì.
Augusto Monterroso

 

a quel tempo era tutto un distendersi di rami a perdita d’occhio. tutto iniziava dalle serre, piccole colline senza pretesa di assoluto, che mantenevano un profilo basso e una continuità di sguardo con le montagne d’albania, dall’altra parte. tutto iniziava dalle serre, e tutto a quel tempo era un distendersi di rami a perdita d’occhio, montati sopra gli occhi, ma senza pretesa di assoluto. non erano ancora santi e conservavano il dominio della forma, senza parola. a noi restava il proposito di una smisurata passione, ora per la luce, ora per la forma. sulle pietre si stendevano le ombre, corse dietro le forme a registrare i tragitti di breve durata della luce.
 

credetemi, non abbiamo mai rinunciato a seminare il terrore.

 

 

quando smagra, lo sciamano sbellica la forma, con rissore, sempre, di chi ama del gesto l’eccedenza. ma qui era il rissore, l’audacia, la pioggia, vedi le rane, le lumache, le strade verdi. se non fosse un santo, avrebbe il corpo d’argento, al sole. se non fosse un santo ne avremmo fatto legna, per l’inverno. pietra dopo pietra, lo sciamano considera lo scibile e rifiuta l’asilo alla parola. ma qui erano pietre gialle, docili, ma qui erano pietre bianche, durabili cascate di cotone, di stagno, verdi di rane, di pioggia, ancora da spaccare. ma qui erano santuari dell’ignoto. fosse stato un albero, avrebbe avuto dominio della forma. senza parola.

 

sono caduti dal finestrino tutti gli insetti tenuti a forza come ventose, sono caduti dal finestrino tutti gli insetti, né la velocità né i cambi di direzione, i sorpassi azzardati, niente, sono caduti dal finestrino tutti gli insetti, c’è voluta l’acqua striminzita della prima pioggia a portare terra sui vetri e sabbie a pollini dai deserti. sono caduti dal finestrino tutti gli insetti mentre smontavano le piattaforme e il corriere faceva le foto, ecco, non si vede più niente sulla spiaggia, ma noi sappiamo, noi sappiamo che sono caduti tutti gli insetti, sono caduti mentre imponevano coi soldi le piattaforme. noi sappiamo che a ripeterlo il fatto non diventa poesia. sono caduti tutti gli insetti, forse testuggini senza uova, forse lanuggini consonanti, piume vocaliche e svolazzi immacolati. sono caduti tutti gli insetti, insieme alle alghe, alle pietre, alle forme di palude dietro la corrente a muovere la luce tra le piante. sono cadute le piante a tronco cavo, come gli insetti, caduti con la prima pioggia, curvati alla mutilazione. sono cadute le piante a tronco cavo, ma noi sappiamo che lo stoccaggio, anche se si ripete, non trasforma il fatto in poesia.

 

credetemi, non abbiamo mai rinunciato a seminare il terrore.

 

erano suoni, orchestre, melodia rizitika, canto monofonico, tanto, orchestre a fronde, a rami, a frotte, erano canto, orchestre, suoni, erano canto, melodia, canto, monofonico. erano suoni. a quei tempi erano le serre e tutto continuava a suonare, coi rami sugli occhi e le foglie sulle mani, i suoni accendevano i tronchi. erano fuoco, splendore. erano suoni, orchestre, melodia rizitika, canto monofonico, tanto, orchestre a fronde, a rami, a frotte, erano canto, orchestre, suoni, erano canto, melodia, canto, monofonico. abbiamo ucciso, continuando a credere che al tronco fosse possibile sopravvivere. credetemi, abbiamo ucciso, mentre le ombre correvano a cercare le forme, per ricordare ancora i tragitti di breve durata della luce.

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