I “Quaderni di zoologia imperfetta” di Francesco Massaro & Bestiario
Francesco Aprile

Non è forse perché è senza fini che può realizzare i propri fini?
Lao-Tzu

“Quaderni di zoologia imperfetta” è il titolo dell’ultimo lavoro dato alle stampe da Francesco Massaro & Bestiario nel 2020 per Folderol. Il progetto, guidato da Francesco Massaro (sax baritono, elettronica e toy piano), vede la partecipazione di Mariasole De Pascali (flauti), Adolfo La Volpe (chitarra ed elettronica), Michele Ciccimarra (cupaphon e percussioni), Valerio Daniele (elettronica), Nazim Comunale (testi e voce), il tutto accompagnato da una introduzione di Vittorino Curci, un video di Egidio Marullo e i segni grafici di Andrea Pedrazzini. Da cosa muove questo lavoro? Cosa si agita nelle pieghe di un suono, di un segno, di un movimento? Sull’onda dei suoi bestiari è lo stesso Massaro, con una nota intitolata “Introduzione allo studio della criptozoologia” a dare delle prime importanti indicazioni quando afferma che “Questi Quaderni hanno lo scopo di continuare il lavoro disarticolato e giocoso già iniziato con il Bestiario Marino e Meccanismi di Volo, rivolgendo questa volta l’attenzione alla criptozoologia – che studia gli esseri la cui esistenza è ipotizzabile solo su base indiziaria – ma anche, e forse più precisamente, alle bestie che crea la mente umana”. L’attitudine ludica, allora, è quell’approccio libero di chi tenta l’azzardo nel piacere di un gesto che è desiderio perché momento creativo capace di riformare e disarticolare i materiali per impastare una “lingua” anche presociale, improvvisa, lontana dalla sintassi monodica delle vicende contemporanee. In poesia come in musica o nelle arti si assiste, oggi, ad una fase di imperante ritorno all’ordine – dove ormai “ritorno” è anche concetto fuorviante, dato che non si torna, ora, a un ordine preconfezionato, quando, invece, tutto questo appare stabilizzato ormai da anni; per Bompiani, Arnaldo Colasanti ha pubblicato il volume “Braci. La poesia italiana contemporanea” – dove il contemporaneo è in realtà assente e in quarta di copertina si legge: “Il cuore di Braci risiede nel gruppo di poeti e poetesse espressione di una tendenza alla ricerca del senso e della centralità della lingua poetica contro lo sperimentalismo d’avanguardia”. È bene sottolineare come al di là di un mainstream, spesso anche incapace di “vendere”, oggi si assista a ricerche, a volte sotterranee, altre volte manifeste, di autori che in maniera attenta e profonda giocano con i linguaggi costruendo fessure, crepe irriducibili nei filamenti di senso che abitano il nostro rapporto con il mondo, mettendolo in crisi a vantaggio di una pluralità di forme che non esauriscono la loro condizione nei compartimenti stagni delle discipline, ma concorrono alla costruzione di un reale alternativo. È questo, allora, il carattere principale del progetto di Massaro e che viene individuato in introduzione da Vittorino Curci il quale, da sperimentatore della parola, del segno visivo e sonoro – sodale a suo tempo di Adriano Spatola – definisce questo Quaderno come “l’utopia di una edificante comunità delle arti”. È questa l’utopia spatoliana che vedeva il passaggio da una poesia lineare ad una totale, a vantaggio proprio dello sconfinamento e della commistione, un trionfo mcluhaniano di media che si complicano a vicenda nel trittico verbi-voco-visual ed è sempre qui che Francesco Massaro & Bestiario fanno della criptozoologia l’elemento costante, la traccia sotterranea che lega le diverse parti e i loro sconfinamenti. Se questa disciplina è una “scienza” del possibile, allora la musica, la parola, il segno visivo e l’immagine in movimento non possono essere altro che la possibilità di una musica al di là della melodia, di una parola al di là del significato e del vocabolario, di un segno grafico al di là di una rappresentazione, di un’immagine in movimento che esula da ogni intervento didascalico; tutto corre sul filo della traccia affermando nel Quaderno quei principi fondamentali di questo tempo “digitale” e che ritroviamo nel fenomeno della “struction” che J. L. Nancy individua in quei piani differenti del reale che si mescolano, si velano, si uniscono in uno sconfinamento costante che è assemblaggio senza montaggio, dove la comunicazione diventa contaminazione e la trasmissione contagio. Qui, infatti, nello specifico di questo momento storico, che è il flusso asemantico – per dirla con Costa, i suoni – musicali, vocali – si inseguono improvvisi fuoriuscendo da quelle “grammatiche” musicali che per Zerzan trovano nella tonalità l’ordine di una “totalità” predatoria e tirannica (politica), diversa, ovvio, dalla totalità spatoliana intesa nei termini di dialogo fra le discipline. I segni di Pedrazzini e l’immagine-movimento di Marullo smettono i panni della rappresentazione e dialogano con il resto come fossero organismi votati alla simbiosi, esseri che esistono nella sola possibilità della loro forma senza forma. Non è il gene (melodia, grammatica, rappresentazione), ma il contatto fisico tra le parti in causa a costruire un oggetto non più individuabile, ma orientato alla mutualità nell’ordine in cui l’individuo, dunque i segni che produce, è tale nella relazione, nell’alterità come cifra della propria esistenza. La lingua di questo Quaderno è presociale e si colloca su strutture ritmiche, anche visive, che con il poeta Antonio Verri potremmo collegare “al battito creatore di F. S. Dòdaro”, ad una “lalangue” che abita i corpi nella relazione come requisito non negoziabile di un liminalismo selvaggio, espressione di felice creatività. 

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